mercoledì, 14 maggio 2008
Sulla mia strada
Eros e Thanatos…
occhi di terra,
di fuoco,
a volte di fiume;
cascate di
emozioni e di capelli
spettinati
a cui aggrapparsi,
mentre sprofondo
nell’abisso delle verità.
Labbra di fuoco,
talvolta di marmo,
mi inchiodano il
respiro,
arrestano la corsa folle dei
pensieri raggelati
dalla fissità dell’eterno
rincorrere la realtà
un tempo
negata,
schivata,
smentita,
scoperta per caso,
nei tuoi pensieri,
tra le tue ciglia,
tra le tue dita,
sulla tua pelle
che per incanto diventa
la nostra pelle,
sulla tua bocca
che già confondo
con la mia;
cristalli d’infinito
in quel brivido
evocato da un gesto,
un tuo sguardo
che accelera il
battito pulsante
nel centro del mio
essere dove ti
incontro
per fare la mia strada
tenendoti per mano
sulla sponda limpida
e
travolgente
degli occhi tuoi d’acqua
che ho incontrato
tante volte nello specchio
cercando i miei…
ed esplode in un gemito
l’amore.
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categoria:poesia
sabato, 03 maggio 2008

Ripubblico questo brano perché stasera ho avuto la gradita sorpresa che è stato scelto per una antologia di narrativa di prossima pubblicazione

Mi piace, ogni anno, fare un giro sulla vecchie barca di don Ciccio, barcaiolo senza età.
Pare che mi aspetti puntuale nel piccolo porto per raccontarmi, durante la gita intorno all’isola, qualche nuova ed incredibile storia che ascolto sempre senza saperne dare una giusta spiegazione o trarne un logico perché.
Mi piacciono le fantasticherie e l’abbandono delle vacanze mi aiuta ad accettare tutto, anche l’irragionevole, mi consente di ascoltare le storie di Ciccio e dargli la certezza di credergli.
Non ha esitazioni nel confidarmi i suoi sfoghi al ritmo del motore della vecchia barca, colma, però, di un fascino misterioso.
Sono tornato quindi sull’isola facendomi trasportare per la strada sinuosa che la fascia come una cintura di seta, ad ogni passo mi entra nel sangue e mi appartiene sempre di più.
Eccolo lì l’albero dondolante del barcone con don Ciccio a bordo che non sta mai fermo e borbotta chissà cosa. Vive sul mare, nato sul mare da padre e nonno pescatori e del mare ne ha fatto un amico sicuro e fedele, quasi dimenticando la famiglia che gli pesa come un macigno sulle spalle.
Lo saluto dalla spiaggia, mi risponde alzando il braccio e accosta.
Poche parole ed il motore è avviato.
Al largo ci sono dei pescherecci, tirano le reti mentre sfrecciano inesorabili motoscafi veloci.
Negli occhi di Ciccio un lampo d’odio.
“Tutto hanno distrutto” dice parlando a sé stesso.
“Ecco perché sono andate via le sirene” continua.
“Le sirene?” chiedo sbalordito e fingendo stupore.
“Si, le sirene. Le sirene dell’isola ci sono state, cantavano per i pescatori ed i marinai, e soprattutto, per la gente buona e gli innamorati felici e solitari.”
“Poi?” chiedo.
“E poi… tutto è cambiato. I giovani sembrano pazzi, gridano, cantano brutte canzoni. I motoscafi non danno pace, l’acqua è inquinata e così… addio sirene. Hanno deciso di non farsi più vedere.” Disse Ciccio con voce bassa e sconsolata.
Dopo un lungo silenzio aggiunse: “Ma una volta…”
“Cosa è successo una volta?” chiedo.
“Portai in barca, su questa barca, un turista francese che viaggiava da solo. Tratti da signore, capelli bianchi. Mentre andavamo per mare mi raccontò della sua donna cresciuta in Normandia con lui. Si erano conosciuti da bambini, si incontravano sulla spiaggia. Raccoglievano frutti di mare e conchiglie e andavano sempre in barca. Poi la guerra. I tedeschi invasero la Francia e lui partì militare. Fatto prigioniero e portato in Germania.
Sophie, la sua fidanzata lo attese per anni.
Ci fu l’invasione, i bombardamenti, la casa di Sophie fu distrutta e lei morì.
A fine guerra lui, liberato, tornò al suo paese sul mare. Del paese più nulla, anche la spiaggia era distrutta e abbandonata.
Così, ogni anno, se ne andava in giro per il mondo e quando vedeva il mare era sempre spinto a fare una passeggiata in barca, sentendosi così vicino a lei come una volta.
Ebbene lo sa cosa è successo?”
“Cosa?” chiedo rapito dal racconto e curioso.
“Si era fatto quasi notte e mentre tornavamo nel porto sentii sotto agli scogli un canto dolce e misterioso…”
“Le sirene?” chiesi.
“Certamente le sirene. Vidi delle piccole luci d’argento sull’acqua. Che spettacolo! Così dissi al forestiero che aveva compiuto un miracolo. Con il suo sentimento aveva riacceso l’incantesimo e le sirene erano tornate all’isola.”
“Cosa è successo dopo?” chiedo quasi con timore.
Don Ciccio rimase in silenzio con gli occhi che guardavano l’orizzonte.
Soggiogato dall’atmosfera attendevo paziente. Sapevo la risposta, ma volevo sentirla da lui.
Il vecchio pescatore riprese a parlare: “Ascoltavamo in silenzio quel dolce canto. Era notte ormai. Il vento era calato. La luna piena illuminava la superficie dell’acqua. Passa il tempo. Da lontano, ad est, si inizia a vedere il chiarore rosato del nuovo giorno. Il forestiero si lasciò scivolare in acqua.”
“Non ha cercato di fermarlo?”
Don Ciccio sorrise e disse: “L’ho visto felice. Non era spaventato. Si è allontanato abbracciato ad una figura di donna bellissima, uguale alla descrizione che mi aveva fatto di Sophie. Si vedeva il luccichio della coda pinnata. L’amore per il mare l’aveva trasformata in sirena ed ora che aveva ritrovato il suo uomo nessuno poteva più dividerli.”
Chiusi gli occhi e mi sembrò di sentire un mormorio sommesso.
Era come un canto indistinto di voci femminili che veniva dal mare.
Lontano eppure così vicino, si mischiava allo sciacquio delle onde. In un mare pieno di misterioso e segreto incantesimo.

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categoria:racconti
venerdì, 11 aprile 2008

Onda...

Si muove il mare

e sponda bacia sponda

lasciando i tuoi pensieri

liberi di andare,

portati a spalla

come un sacco pieno

di cianfrusaglie

che odorano di vino,

che sanno di risate

di lacrime roventi

e di stagioni andate.

Li senti

gli anni, i giorni

i passi dietro i passi

inanellati in circolo

gli alti e dopo i bassi

e ancora giù sul fondo

a guardare il mondo

con gli occhi chiusi

e a riderne,

che è meglio.

Ti usi.

Ti apri a ventaglio

come la coda del pavone

ma solo per nascondere

uno sbaglio,

l'ultimo,

del quale non capisci

la ragione

e sei di nuovo lì

a morderti le mani;

vorresti andare

e invece poi rimani

a tormentare i sensi

a chiuderli in prigione,

ad imbrogliare il cuore

con una spiegazione

che non spiega niente.

E ti ritorno in mente.

E mi ritorni in mente...

Facce di gente,

confusa ad altra gente

che prima no, non pensa

e dopo si pente,

si sente

un secchio bucato

un vestito smesso

un cencio rattoppato,

ottima merce

alla fiera dell'usato.

Olio bollente

brucia sulle ferite

ma è già meglio di niente,

meglio di un fare

finto ed indifferente,

d'una risata ipocrita

d'un gesto insofferente,

meglio di quella solita

battuta deficiente

le mie parole.

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categoria:poesia
lunedì, 10 marzo 2008

La Malinconia,

questa dama dal volto

intensamente bello e triste

(oh, quanta sfumata mestizia

nei suoi occhi cerulei)

eccola riapparire e circondarmi

di fascinoso languore;

le sue braccia

grondanti tenui melodie giallo-arancio

cullano sogni e ricordi

in azzurre dimensioni silenziose

e lontane.

E non mi accorgo di essere

una acrobata

che cammina bendata

sul filo teso

senza protezione di rete.

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categoria:poesia
sabato, 23 febbraio 2008

Fasciata di gelida eternità,

non ho voglia di abbandonarmi

al tiepido calore della vita.

Maturo inverno,

come cade la neve

sulle tue braccia.

Il tronco roso dal fuoco del caminetto

già da tempo ha detto addio alla vita.

Anche la campana,

rauca,

piange, investita

dal gelo.

Il falco

alto

in croce.

La tua croce,

moribondo inverno.

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categoria:poesia
lunedì, 18 febbraio 2008

Dal blog di una amica splinderiana, la carissima Simo, che a sua volta l'ha scoperta da un suo amico, ho preso questa canzone di Jovanotti

Non la conoscevo, di solito non ascolto Jovanotti, ma me ne sono innamorata. Non sarebbe bello se ci venisse dedicata una canzone così??

A te che sei l’unica al mondo
L’unica ragione
Per arrivare fino in fondo
Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro
A te che mi hai trovato
All’angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi
Tu mi hai raccolto
Come un gatto
E mi hai portato con te
A te io canto una canzone
Perchè non ho altro
Niente di meglio da offrirti
Di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo
E la magìa
Che con un solo salto
Ci fa volare dentro l’aria
Come bollicine
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
A te che io
Ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti stringendoti un pò
E poi ti ho visto
Con la forza di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita
E trascinarla in salvo
A te che mi hai insegnato i sogni
E l’arte dell’avventura
A te che credi nel coraggio
E anche nella paura
A te che sei la miglior cosa
Che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni
E resti sempre la stessa
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei
Essenzialmente sei
Sostanza dei sogni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che non ti piaci mai
E sei una meraviglia
Le forze della natura si concentrano in te
Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
A te che sei l’unica amica
Che io posso avere
L’unico amore che vorrei
Se io non ti avessi con me
A te che hai reso la mia vita
Bella da morire
Che riesci a render la fatica
Un immenso piacere
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
E a te che sei
Semplicemente sei
Compagna dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei

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categoria:canzoni che amo
martedì, 12 febbraio 2008
Io sono
l’anguria spaccata che illividisce,
il tamburo a sonagli pulsato dalla mano invisibile del Tempo,
la follia errante dei si e dei no,
la carne e il pensiero,
la dimenticanza e il ricordo,
la terra e l’etere.
Io sono
lo stanco sospiro del dio smarritosi nell’intrico della natura,
barlume onirico,
a volte realistica tela di vita.
Io sono
lo spirito verde della natura,
il dubbio dell’essenza,
il mesto attimo della comprensione umana.
Io sono
il vento vuoto e ricco,
il grido del bambino nel primo mattino,
l’uccello sempre in volo e sempre attaccato alla terra.
Io sono
il blu ubriaco di calore estivo,
che ha perso ogni speranza di diventar rosso,
il verme che nuota nell’atonìa melmosa di questo mondo
che vive e muore.
Io sono
solamente
una donna.
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categoria:poesia
sabato, 26 gennaio 2008

Il mestiere di noi 'scribacchini' non è sempre facile, a volte, il più delle volte, buttiamo giù le cose che sentiamo, ma non sempre, quasi mai, ne siamo soddisfatti.

Poi ti arriva una analisi di una propria poesia, da parte di una persona amante della poesia, che nel tuo testo è riuscita ad andare oltre le parole scritte ed allora ti riconcilii con le tue stesse parole. Le parole all'improvviso smettono di litigare fra di loro e finalmente le vedi e sai che quello che hai scritto era proprio così che andava scritto.

Grazie a Rossana Carturan

Analisi
Potrebbe essere una canzone, una nenia di altri tempi. Inclinata e seducente.
Una lirica dall'accento deliziosamente capriccioso; righe che danzano sull' ansia altalenante della vita. Un'introspezione a fare i conti con le innumerevoli sfumature, un girotondo dove la vertigine dell'affanno non trova il suo ordine lasciando aperta forse la speranza, forse l' incertezza.
Bella e dolente, la poesia, in un ricamo perfetto, si inserisce nel tessuto dell'inquieto vivere affinando con plasticità paure e dubbi.
L'autrice, nel verso stretto, abbraccia il vortice smanioso dell' impazienza, giocando tra rime ed anafore, in una simmetria interessante, lasciando il lettore con il desiderio di sapere se mai si raggiungerà l'equilibrio.
Perché è questo il punto che la poesia e l'autrice desiderano avere e corrompere: L'equilibrio, che conferma giustezza di vivere, corrispondenza d'emozioni, sregolatezza e passione a sollevare la solitudine, sfrontatezza e curiosità a divorare apatia e malvivere .
Il passato che si presenta statico e poco propiziatorio non garantisce una solida continuità, non è un passaporto sicuro per il futuro, ed ecco perché è necessario trovare la propria collocazione, perché non si arrivi ad essere sbranati dal proprio intollerante e fanatico pessimismo.

Splendida.
Grazie ancora, Maryann

http://www.apostrofo.com/phpBB2/viewtopic.php?t=53913

Trova una chiave.

Trova una soluzione

- una qualunque -

Apri una porta

apri un portone

apri almeno una finestra

e cambia aria.

La mia tristezza

vestita a festa

sa di arancia candita

sa di frutta proibita

... sa di poco

se ci pensi...

Così gioco

e stringo i denti

stringo i ricordi al cuore

e lascio scorrere

le mie ore

lente o veloci - che importa -

singhiozzando filastrocche

a due voci

a tre, a quattro voci,

senza voce,

a mille luci

e ombre

e ombrelli

per ripararmi il cuore

ed i capelli

dai ricordi troppo brutti

dai ricordi troppo belli,

sempre quelli...

Apro i cancelli,

li chiudo, li accosto

mi sposto,

mi chiedo - ancora adesso -

qual è il mio posto.

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categoria:poesia
sabato, 19 gennaio 2008

oggi in ospedale parlando di età mi sono ricordata che ho 50 anni, compiuti lo scorso luglio.

per quella occasione avevo scritto questa pagina di diario:

 

Domani compio 50 anni…

Da piccola, quando sentivo di una persona di 50 anni la vedevo vecchia. La immaginavo sul finire della vita, con una pipa se maschio, con i ferri della calza se donna. La vedevo come una persona che dalla vita non aspettava più nulla. Nonno o nonna di innumerevoli nipotini.

Domani li compio io i miei 50 anni, i miei primi. Non fumo la pipa… non so lavorare con i ferri… e niente nipotini per mia fortuna!!

Mi sembra siano passati pochissimi giorni da quando scalpitavo per prendere la patente, o da quando piangevo per ogni gravidanza andata a male, o da quando con gioia guardai per la prima volta mio figlio Andrea uscire dal mio ventre con i suoi occhioni spalancati sul mondo. Come hanno fatto a passare così in fretta questi anni?
Come mi sento? Non lo so, ancora non ho metabolizzato. Cosa sono oggi che sto per compiere 50 anni? Neanche questo so.

Però so ciò che non sono.
Non sono una roccia che sbeffeggia i venti. Non sono una vela che naviga solitaria i mari. Non sono cuore arido. Non sono stella sul finire della sera.

Quando compii 40 anni trascorsi la giornata piangendo, con mio padre che mi prendeva in giro, dicendomi poi serio che ero bellissima mentre mi abbracciava.

Oggi mio padre non è con me…

Stamattina, svegliandomi, la prima cosa che ho fatto ancora al buio, è stato toccarmi il viso, come alla ricerca di chissà che cambiamenti. Non ho avvertito nulla di nuovo. Ho sentito sotto alle mie dita la mia pelle liscia come sempre, quasi meravigliandomi. Mi sono poi alzata, sono corsa in bagno a guardarmi allo specchio, ero sempre io, nulla di nuovo, nessun capello bianco in più, nessuna ulteriore ruga a deturparmi il viso.

Spero che non mi capiti di avere un calo improvviso stanotte!

Mi sento come sempre in effetti. La stessa voglia di vivere, di scoprire, di studiare nuove cose. Con la stessa voglia di scrivere, di raccontare e di raccontarmi. Inoltrarmi in punta di piedi in mondi nuovi, che siano essi di fiaba o di realtà.
La stessa voglia di credere nella vita, nell’amore.
Ancora combattiva di fronte alle avversità. Nessuna voglia di far si che sia la vita a prendersi gioco di me, ma io prenderla come un gioco. Non giocando però sulle cose serie… la vita stessa… l’amore… la morte.
Godere dei tramonti ed imparare a vedere e a godere delle nuove albe che la vita mi regala giorno dopo giorno. Vorrei che la mia vita fosse Paradiso.
Non perdere mai la mia voglia bambina di sognare, emozionarmi davanti ad un fiore o guardando negli occhi di chi mi ama.

Ora so che a 50 anni non sono più alla fine della vita, ma, come recita una frase del film American Beauty di Sam Mendes, domani sarà il primo giorno del resto della mia vita.
La vita ha ancora tanto da donarmi. Io stessa ho ancora tante cose da fare. Il mio romanzo è lì che aspetta di essere scritto. Mio figlio che nonostante i suoi 20 anni e la sua voglia di indipendenza ha ancora bisogno di me.

Devo ancora decidere cosa fare da grande, se mai grande diventerò…

postato da: 2tonidiblu57 alle ore 14:32 | Permalink | commenti (14)
categoria:diario
sabato, 19 gennaio 2008

questo piccolo pezzo di me sarà su una antologia di prossima pubblicazione

Quest'ora
che la pioggia consuma
silenziosa
sulla linea fredda
azzurra d'orizzonte
può donarmi
un anelito di pace.

E sembrano diversi
i rami spogli
tesi verso il cielo
nudi rifugi
nell'aria pulita.

Il vento stesso
padrone delle cime
non bufera
non più urlo spaventoso
eleva un canto
e m'accompagna
guida
per le strade sconosciute
della mente.

E capisco
che posso recuperare
la vita
come si coglie
una primula precoce
in un largo di sole
medaglia inconsapevole
sull'edera.

 

http://www.apostrofo.com/phpBB2/viewtopic.php?t=39648&highlight=

postato da: 2tonidiblu57 alle ore 14:04 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesia