Se io...
Se io parlassi di te
e nella notte
una musica
si accostasse ai nostri sguardi
per arricchire
questa nostra complicità
scavalcherei montagne
di dura roccia
per dipingere
con le parole
ogni piccola crepa
e con un cavallo bianco
mi farei portare lontano
per farti assaporare
altre atmosfere
purissime
come cristallo.
Pomeriggio
S'incendiano gli aranci
nel giardino; in profumo
si dissolve il verde
e l'oro, visibile
frescura.
Lampi d'impalpabile silenzio
vestono l'ora assorta,
alla ricerca di un riverbero
di sole che non accechi,
che non socchiuda gli occhi.
Senza tumulti trascorre
lento il pomeriggio
e il silenzio a me avvicina
terra e cielo
e allontana
(per un po', solo per un po')
l'indicibile desiderio
di partire.
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2tonidiblu57 alle ore 11:22 |
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poesia
Era la fine di maggio quando si presenta sull’uscio dell’ufficio postale donna Nannina.
Esitò un attimo prima di varcare la soglia, con il capo tristemente reclinato ed un sorriso docile che accentuava le tante piccole rughe che la segnavano dalla fronte al collo. Per l’occasione, aveva tirato dietro la testa i pochi capelli gialli da vecchia in una crocchia ordinata ed aveva indossato un vestito a fiori, lungo fino alla caviglia, che odorava di liscivia.
In preda ad una evidente agitazione, si guardò intorno con sospetto, poi, decisa, abbandonando di colpo l’atteggiamento colpevole ed addolorato, avanzò verso lo sportello dei pagamenti ed attese pazientemente.
Quando fu il suo turno di colpo tornò timorosa, con le piccole mani callose e scure di lavoro posò con riverenza sul bancone un tovagliolo scuro profumato, annodato più volte. Lo sciolse, lo aprì, raccolse il contenuto e con l’aria di chi sta chiedendo l’elemosina me lo porse.
Era una cartolina di avviso di ricevimento di una ‘raccomandata’, il cui numero era di tante cifre.
Per donna Nannina, analfabeta, quella cartolina era invece un ‘avviso di ‘riscossione’ di pensione INPS e quel numero per lei era la cifra che doveva riscuotere.
Giustamente da riscuotere! Secondo lei lo Stato finalmente le aveva riconosciuto il lavoro di una vita e si era ricordato dei cestini di uova fresche, dei fiaschi di vino genuino, dei polli della sua aia, di quanto, insomma, aveva dispensato a chi le aveva promesso la pensione.
Ascoltai in silenzio le sue ragioni, mentre leggevo per lei il contenuto della raccomandata, presi poi di nuovo l’avviso di ricevimento, lo riposi nel tovagliolo, lo annodai, mi schiarii la voce e dissi: ‘Sarà per un’altra volta donna Nannina, l’avviso di riscossione della pensione non è questo, ma arriverà… arriverà.’
Come dirle che lo Stato non le riconosceva alcuna pensione?
‘Arriverà… arriverà,’ bisbigliò donna Nannina come recitando il rosario.
Si riprese il fazzoletto scuro e scioccamente rimase ancora in attesa. Resasi conto di essere osservata, arrossì per il disturbo che aveva arrecato con la sua presenza, alzò la mano nodosa in un gesto papale, agitò il tovagliolo e rassegnata uscì, chiudendosi piano la porta alle spalle.
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2tonidiblu57 alle ore 20:46 |
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racconti
Il Pagliaccio
Ti porto dentro.
Come una maledizione.
Come un cancro in metastasi
in ogni fibra del mio corpo.
Brucia il cuore di lacrime
che gli occhi nascondono agli altri
dietro alla maschera da pagliaccio
che mi fa credere artista.
Spargo sale
ma il sangue non si ferma
sboccando a fiotti
in fondo ai miei sorrisi
in faccia a chi
non ha altra colpa che
avermi incontrato.
E intanto tu
rinasci a nuova vita tu
- com’è inebriante il sapore dolce
dell’amore! - il retrogusto
è fiele:
impasta di grottesco
la mia bocca.
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2tonidiblu57 alle ore 20:11 |
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poesia
Guarda.
La luce della
luna
nella notte
è il mio alibi
per rinnegare il
buio
il tallone d'Achille della
morte
il soffio d'una
poesia
senza rime
senza strofe
senza tante pretese.
Acqua di fonte
per lavare le offese
per baciare la fronte
imperlata
dalle attese
corrugata
corrucciata
consumata
dal grido disperato
di due mani tese.
Dorme
cullato dalle tende
chiuse
il destino
dei tanti,
dei pochi,
di quanti
restano ancora in gioco
attenti
per poco
intenti
a sfidare la vita
nell'ultima partita.
Guarda.
La luce della
luna
nella notte
è carezza
agli amanti
è condanna
dei sogni infranti
spietato faro
sul patetico imbroglio
del baro.
Pietosa ancella
del desiderio
del pensiero che va
delle cose -troppe-
lasciate a metà
riflettore opaco
e splendente
nel teatro dei pupi
e del niente.
Resta lì...
ammicca e ti fotte
la luce della
luna
nella notte.
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2tonidiblu57 alle ore 21:04 |
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