mareblucobalto_ed_io
un vagabondare senza meta fra parole e pensieri
giovedì, 27 settembre 2007
Nell'assonnato mattino...

Nell'assonnato mattino

di spesse nubi viola

il pescatore grida scorfani e triglie

sul selciato umido di pioggia.

Mi sono scoperta

sulle strisce blu di parcheggio

silenziosa passante

della vita.

La sottile disperazione del vivere

è

l'uomo lacero

che mangia il suo pane

ai bordi della strada.

Scritto da: 2tonidiblu57 alle ore 10:42 | link | commenti (15) | categoria: poesia
martedì, 18 settembre 2007
Un'altra estate se ne va

Un’altra estate se ne va

 

È finita un’altra estate. Triste estate questa.

Giro per le camere di questa casa una volta così piena di vita ed ora così silenziosa.

Rivado indietro negli anni e mi vedo bambina, rimasta orfana troppo presto, ricordo i pianti di mia madre incinta di sette mesi che piangeva sulla tomba di mio padre; piangeva per lui, per noi e per se stessa, vedova a 26 anni con due figli da crescere in una terra non sua.

Poi passano pochi anni e ritrova il sorriso accanto ad un uomo splendido. Nel momento in cui la sposa dimentica che mio fratello ed io non siamo suoi figli.

Eccomi a 10 anni  su una grande nave in viaggio verso questa isola, questa casa. L’arrivo nel porto di Napoli e la famiglia che ci aspetta. C’è mio nonno materno, Ciccio, così burbero eppure così emozionato di rivedere la figlia dopo 13 anni. C’è zia Restituta, la sorella del mio nuovo papà, bellissima come una regina, con le sue trecce nere arrotolate in testa come una corona. Guardarla ed innamorarmene fu tutt’uno.

Ricordo il viaggio verso Ischia e la sensazione di paura a salire su un traghetto così piccolo rispetto alla Raffaello con cui avevamo attraversato l’Atlantico. Sono vestita di blu, un buffo cappellino bianco e le calze corte bianche nelle scarpette di vernice nera. Avevo 10 anni e la mia vita stava per cambiare e non ero sicura che mi sarebbe piaciuto. Avrei almeno voluto capire quello che gli altri dicevano intorno a me, parlavo solo americano, ma zia Restituta mi teneva la mano e ogni tanto la stringeva e senza parole mi dava forza.

Che bella Ischia dal traghetto! Sul porto c’era mio nonno paterno,Vitaliano, allegro, vivace, simpaticissimo, un occhio bendato per una spina di riccio di castagno e solo 3 denti in bocca, ma il sorriso più bello che avessi mai visto. Zia Restituta, sempre tenendo me e mio fratello Silvio per mano ci spinge verso di lui e lui ci accoglie fra le sue braccia con un abbraccio tenero e forte allo stesso tempo. Non dimenticherò mai che il suo primo abbraccio fu per noi che non eravamo realmente suoi nipoti e non per il mio fratellino più piccolo, Vito, che lo era invece.

Il viaggio verso Fontana l’abbiamo fatto in una motoretta piccolina a tre ruote, io stretta  stretta  a zia. Le strade piccole e piene di curve fino ad arrivare al paese dove sul terrazzo ad aspettarci ancora altri parenti tutti festosi ad abbracciarci. La lunga tavolata, i piatti che uscivano dalla cucina e noi troppo stanchi e frastornati per mangiare. Sono uscita sul terrazzo ed ho visto Capri e più in là Sorrento e davanti alla maestosità di questo panorama ho pensato che ce l’avrei fatta. Questa era la mia nuova casa,  la mia nuova famiglia e sarei stata bene. Nei giorni a seguire il paese tutto in processione verso casa con la scusa di darci il benvenuto, in realtà per vedere com’era la vedova che aveva sposato Flavio, il principe, come qui veniva chiamato. Le mille domande, se ci piaceva vivere qui o volevamo tornare in America, se eravamo davvero orfani e non illegittimi. Le bambine guardavano con invidia gli orribili cappellini che mia madre si ostinava a farmi portare ed io felice li regalavo tutti.

Quando nei giorni successivi arriva il nostro televisore, uno dei primi in paese, la gente arrivava, non invitata,  si sedeva come se niente fosse sul divano per guardare i programmi serali e mio nonno che spintonava per stare in prima fila.

Rivedo la mia famiglia a tavola, eravamo in otto ed ogni giorno era una festa.

Poi le cose iniziano a cambiare. Prima se ne va nonno Vitaliano, l’anno dopo mi sposo io. Poi una sera di pochi anni dopo anche mia nonna Nannina. Dovevo arrivare a Ischia per l’ultimo dell’anno, i miei mi chiedono di anticipare perché nonna è grave. Partiamo sotto una pioggia torrenziale, una tempesta di  acqua, grandine e vento, un mare agitatissimo. Per tutto il tempo mia nonna non ha fatto altro che chiedere di me e Andrea, il mio bambino. Quando arrivo a casa, vado accanto al suo letto, mi guarda, sorride, accarezza i capelli biondi di Andrea, chiude gli occhi e se ne va.

La casa, una volta quasi piccola per tutti noi inizia a diventare  grande. I miei fratelli si sposano e vanno a vivere altrove. Poi se ne vanno mio padre e da pochissimo anche zia Restituta. Resta solo mia madre a fare da guardiana ai ricordi in questa casa diventata grande quanto un palazzo.

Domani devo partire.

Ripenso alle altri estati e a tutto ciò che sentivo mi sarebbe mancato di qui. Quest’anno vado via e l’unica cosa che mi mancherà sarà la mia famiglia così com’era. Una famiglia fuori dagli schemi, dove non era necessario il legame di sangue per amarsi.

Parto piangendo, lasciando mia madre da sola, non vuole venire via con me, non vuole chiudere la casa, dice che le sembrerebbe di chiudere le porte a chi l’ha abitata.

Sono sul terrazzo, guardo Capri e più in là Sorrento, una leggera foschia li nasconde un po’. Vedo il mare dei Maronti. Chiudo gli occhi e cerco di imprimere dentro di me ogni particolare per poi ritrovarli quando sarò via di qui, poi li riapro e c’è mia madre che mi sorride e dice: ‘Resto qui anche per te, così sarai costretta a tornare più spesso.’

È passata un’altra estate, solo un’estate della mia vita incerta tra la vita e la morte.

Scritto da: 2tonidiblu57 alle ore 11:54 | link | commenti (18) | categoria: diario
domenica, 16 settembre 2007
Fuga

 

Percorro

sentieri inaspettati

e cuori

visitati dal dolore.

Vorrei soltanto

il profumo

dei ciliegi

e primule gialle

a primavera.

Scritto da: 2tonidiblu57 alle ore 19:37 | link | commenti (4) | categoria: poesia
mercoledì, 12 settembre 2007
Il ritorno delle sirene
Mi piace, ogni anno, fare un giro sulla vecchie barca di don Ciccio, barcaiolo senza età.
Pare che mi aspetti puntuale nel piccolo porto per raccontarmi, durante la gita intorno all’isola, qualche nuova ed incredibile storia che ascolto sempre senza saperne dare una giusta spiegazione o trarne un logico perché.
Mi piacciono le fantasticherie e l’abbandono delle vacanze mi aiuta ad accettare tutto, anche l’irragionevole, mi consente di ascoltare le storie di Ciccio e dargli la certezza di credergli.
Non ha esitazioni nel confidarmi i suoi sfoghi al ritmo del motore della vecchia barca, colma, però, di un fascino misterioso.
Sono tornato quindi sull’isola facendomi trasportare per la strada sinuosa che la fascia come una cintura di seta, ad ogni passo mi entra nel sangue e mi appartiene sempre di più.
Eccolo lì l’albero dondolante del barcone con don Ciccio a bordo che non sta mai fermo e borbotta chissà cosa. Vive sul mare, nato sul mare da padre e nonno pescatori e del mare ne ha fatto un amico sicuro e fedele, quasi dimenticando la famiglia che gli pesa come un macigno sulle spalle.
Lo saluto dalla spiaggia, mi risponde alzando il braccio e accosta.
Poche parole ed il motore è avviato.
Al largo ci sono dei pescherecci, tirano le reti mentre sfrecciano inesorabili motoscafi veloci.
Negli occhi di Ciccio un lampo d’odio.
“Tutto hanno distrutto” dice parlando a sé stesso.
“Ecco perché sono andate via le sirene” continua.
“Le sirene?” chiedo sbalordito e fingendo stupore.
“Si, le sirene. Le sirene dell’isola ci sono state, cantavano per i pescatori ed i marinai, e soprattutto, per la gente buona e gli innamorati felici e solitari.”
“Poi?” chiedo.
“E poi… tutto è cambiato. I giovani sembrano pazzi, gridano, cantano brutte canzoni. I motoscafi non danno pace, l’acqua è inquinata e così… addio sirene. Hanno deciso di non farsi più vedere.” Disse Ciccio con voce bassa e sconsolata.
Dopo un lungo silenzio aggiunse: “Ma una volta…”
“Cosa è successo una volta?” chiedo.
“Portai in barca, su questa barca, un turista francese che viaggiava da solo. Tratti da signore, capelli bianchi. Mentre andavamo per mare mi raccontò della sua donna cresciuta in Normandia con lui. Si erano conosciuti da bambini, si incontravano sulla spiaggia. Raccoglievano frutti di mare e conchiglie e andavano sempre in barca. Poi la guerra. I tedeschi invasero la Francia e lui partì militare. Fatto prigioniero e portato in Germania.
Sophie, la sua fidanzata lo attese per anni.
Ci fu l’invasione, i bombardamenti, la casa di Sophie fu distrutta e lei morì.
A fine guerra lui, liberato, tornò al suo paese sul mare. Del paese più nulla, anche la spiaggia era distrutta e abbandonata.
Così, ogni anno, se ne andava in giro per il mondo e quando vedeva il mare era sempre spinto a fare una passeggiata in barca, sentendosi così vicino a lei come una volta.
Ebbene lo sa cosa è successo?”
“Cosa?” chiedo rapito dal racconto e curioso.
“Si era fatto quasi notte e mentre tornavamo nel porto sentii sotto agli scogli un canto dolce e misterioso…”
“Le sirene?” chiesi.
“Certamente le sirene. Vidi delle piccole luci d’argento sull’acqua. Che spettacolo! Così dissi al forestiero che aveva compiuto un miracolo. Con il suo sentimento aveva riacceso l’incantesimo e le sirene erano tornate all’isola.”
“Cosa è successo dopo?” chiedo quasi con timore.
Don Ciccio rimase in silenzio con gli occhi che guardavano l’orizzonte.
Soggiogato dall’atmosfera attendevo paziente. Sapevo la risposta, ma volevo sentirla da lui.
Il vecchio pescatore riprese a parlare: “Ascoltavamo in silenzio quel dolce canto. Era notte ormai. Il vento era calato. La luna piena illuminava la superficie dell’acqua. Passa il tempo. Da lontano, ad est, si inizia a vedere il chiarore rosato del nuovo giorno. Il forestiero si lasciò scivolare in acqua.”
“Non ha cercato di fermarlo?”
Don Ciccio sorrise e disse: “L’ho visto felice. Non era spaventato. Si è allontanato abbracciato ad una figura di donna bellissima, uguale alla descrizione che mi aveva fatto di Sophie. Si vedeva il luccichio della coda pinnata. L’amore per il mare l’aveva trasformata in sirena ed ora che aveva ritrovato il suo uomo nessuno poteva più dividerli.”
Chiusi gli occhi e mi sembrò di sentire un mormorio sommesso.
Era come un canto indistinto di voci femminili che veniva dal mare.
Lontano eppure così vicino, si mischiava allo sciacquio delle onde. In un mare pieno di misterioso e segreto incantesimo.
Scritto da: 2tonidiblu57 alle ore 13:30 | link | commenti (5) | categoria: racconti
Chi Sono
Blogger: 2tonidiblu57
Nome: maryann
Io sono l’anguria spaccata che illividisce, il tamburo a sonagli pulsato dalla mano invisibile del Tempo, la follia errante dei si e dei no, la carne e il pensiero, la dimenticanza e il ricordo, la terra e l’etere. Io sono lo stanco sospiro del dio smarritosi nell’intrico della natura, barlume onirico, a volte realistica tela di vita. Io sono lo spirito verde della natura, il dubbio dell’essenza, il mesto attimo della comprensione umana. Io sono il vento vuoto e ricco, il grido del bambino nel primo mattino, l’uccello sempre in volo e sempre attaccato alla terra. Io sono il blu ubriaco di calore estivo, che ha perso ogni speranza di diventar rosso, il verme che nuota nell’atonìa melmosa di questo mondo che vive e muore. Io sono solamente una donna.

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