Nell'assonnato mattino
di spesse nubi viola
il pescatore grida scorfani e triglie
sul selciato umido di pioggia.
Mi sono scoperta
sulle strisce blu di parcheggio
silenziosa passante
della vita.
La sottile disperazione del vivere
è
l'uomo lacero
che mangia il suo pane
ai bordi della strada.
Un’altra estate se ne va
È finita un’altra estate. Triste estate questa.
Giro per le camere di questa casa una volta così piena di vita ed ora così silenziosa.
Rivado indietro negli anni e mi vedo bambina, rimasta orfana troppo presto, ricordo i pianti di mia madre incinta di sette mesi che piangeva sulla tomba di mio padre; piangeva per lui, per noi e per se stessa, vedova a 26 anni con due figli da crescere in una terra non sua.
Poi passano pochi anni e ritrova il sorriso accanto ad un uomo splendido. Nel momento in cui la sposa dimentica che mio fratello ed io non siamo suoi figli.
Eccomi a 10 anni su una grande nave in viaggio verso questa isola, questa casa. L’arrivo nel porto di Napoli e la famiglia che ci aspetta. C’è mio nonno materno, Ciccio, così burbero eppure così emozionato di rivedere la figlia dopo 13 anni. C’è zia Restituta, la sorella del mio nuovo papà, bellissima come una regina, con le sue trecce nere arrotolate in testa come una corona. Guardarla ed innamorarmene fu tutt’uno.
Ricordo il viaggio verso Ischia e la sensazione di paura a salire su un traghetto così piccolo rispetto alla Raffaello con cui avevamo attraversato l’Atlantico. Sono vestita di blu, un buffo cappellino bianco e le calze corte bianche nelle scarpette di vernice nera. Avevo 10 anni e la mia vita stava per cambiare e non ero sicura che mi sarebbe piaciuto. Avrei almeno voluto capire quello che gli altri dicevano intorno a me, parlavo solo americano, ma zia Restituta mi teneva la mano e ogni tanto la stringeva e senza parole mi dava forza.
Che bella Ischia dal traghetto! Sul porto c’era mio nonno paterno,Vitaliano, allegro, vivace, simpaticissimo, un occhio bendato per una spina di riccio di castagno e solo 3 denti in bocca, ma il sorriso più bello che avessi mai visto. Zia Restituta, sempre tenendo me e mio fratello Silvio per mano ci spinge verso di lui e lui ci accoglie fra le sue braccia con un abbraccio tenero e forte allo stesso tempo. Non dimenticherò mai che il suo primo abbraccio fu per noi che non eravamo realmente suoi nipoti e non per il mio fratellino più piccolo, Vito, che lo era invece.
Il viaggio verso Fontana l’abbiamo fatto in una motoretta piccolina a tre ruote, io stretta stretta a zia. Le strade piccole e piene di curve fino ad arrivare al paese dove sul terrazzo ad aspettarci ancora altri parenti tutti festosi ad abbracciarci. La lunga tavolata, i piatti che uscivano dalla cucina e noi troppo stanchi e frastornati per mangiare. Sono uscita sul terrazzo ed ho visto Capri e più in là Sorrento e davanti alla maestosità di questo panorama ho pensato che ce l’avrei fatta. Questa era la mia nuova casa, la mia nuova famiglia e sarei stata bene. Nei giorni a seguire il paese tutto in processione verso casa con la scusa di darci il benvenuto, in realtà per vedere com’era la vedova che aveva sposato Flavio, il principe, come qui veniva chiamato. Le mille domande, se ci piaceva vivere qui o volevamo tornare in America, se eravamo davvero orfani e non illegittimi. Le bambine guardavano con invidia gli orribili cappellini che mia madre si ostinava a farmi portare ed io felice li regalavo tutti.
Quando nei giorni successivi arriva il nostro televisore, uno dei primi in paese, la gente arrivava, non invitata, si sedeva come se niente fosse sul divano per guardare i programmi serali e mio nonno che spintonava per stare in prima fila.
Rivedo la mia famiglia a tavola, eravamo in otto ed ogni giorno era una festa.
Poi le cose iniziano a cambiare. Prima se ne va nonno Vitaliano, l’anno dopo mi sposo io. Poi una sera di pochi anni dopo anche mia nonna Nannina. Dovevo arrivare a Ischia per l’ultimo dell’anno, i miei mi chiedono di anticipare perché nonna è grave. Partiamo sotto una pioggia torrenziale, una tempesta di acqua, grandine e vento, un mare agitatissimo. Per tutto il tempo mia nonna non ha fatto altro che chiedere di me e Andrea, il mio bambino. Quando arrivo a casa, vado accanto al suo letto, mi guarda, sorride, accarezza i capelli biondi di Andrea, chiude gli occhi e se ne va.
La casa, una volta quasi piccola per tutti noi inizia a diventare grande. I miei fratelli si sposano e vanno a vivere altrove. Poi se ne vanno mio padre e da pochissimo anche zia Restituta. Resta solo mia madre a fare da guardiana ai ricordi in questa casa diventata grande quanto un palazzo.
Domani devo partire.
Ripenso alle altri estati e a tutto ciò che sentivo mi sarebbe mancato di qui. Quest’anno vado via e l’unica cosa che mi mancherà sarà la mia famiglia così com’era. Una famiglia fuori dagli schemi, dove non era necessario il legame di sangue per amarsi.
Parto piangendo, lasciando mia madre da sola, non vuole venire via con me, non vuole chiudere la casa, dice che le sembrerebbe di chiudere le porte a chi l’ha abitata.
Sono sul terrazzo, guardo Capri e più in là Sorrento, una leggera foschia li nasconde un po’. Vedo il mare dei Maronti. Chiudo gli occhi e cerco di imprimere dentro di me ogni particolare per poi ritrovarli quando sarò via di qui, poi li riapro e c’è mia madre che mi sorride e dice: ‘Resto qui anche per te, così sarai costretta a tornare più spesso.’
È passata un’altra estate, solo un’estate della mia vita incerta tra la vita e la morte.
Percorro
sentieri inaspettati
e cuori
visitati dal dolore.
Vorrei soltanto
il profumo
dei ciliegi
e primule gialle
a primavera.
