mareblucobalto_ed_io
un vagabondare senza meta fra parole e pensieri
sabato, 31 maggio 2008
Dipana maggio
Dipana Maggio
i suoi dì odorosi
macchie esplose di papaveri
in mezzo al fieno.
Crebbe nell'animo
come aumenta il sole
il sogno
e forse l'abbozzo di una fede.

Non imbrigliare il desiderio
di lasciarti andare
e fa che il vento,
brezza leggera,
oscilli il tuo stelo.
Ma tu
ben solida radice al suolo
lasciati portare un poco,
un poco ancora,
al ritmo e alla presenza del colore
che t'irretisce
e barriere crea nella mente
capaci di fermare
l'incedere del tempo.
Scritto da: 2tonidiblu57 alle ore 18:08 | link | commenti (6) | categoria: poesia
mercoledì, 14 maggio 2008
Sulla mia strada
Sulla mia strada
Eros e Thanatos…
occhi di terra,
di fuoco,
a volte di fiume;
cascate di
emozioni e di capelli
spettinati
a cui aggrapparsi,
mentre sprofondo
nell’abisso delle verità.
Labbra di fuoco,
talvolta di marmo,
mi inchiodano il
respiro,
arrestano la corsa folle dei
pensieri raggelati
dalla fissità dell’eterno
rincorrere la realtà
un tempo
negata,
schivata,
smentita,
scoperta per caso,
nei tuoi pensieri,
tra le tue ciglia,
tra le tue dita,
sulla tua pelle
che per incanto diventa
la nostra pelle,
sulla tua bocca
che già confondo
con la mia;
cristalli d’infinito
in quel brivido
evocato da un gesto,
un tuo sguardo
che accelera il
battito pulsante
nel centro del mio
essere dove ti
incontro
per fare la mia strada
tenendoti per mano
sulla sponda limpida
e
travolgente
degli occhi tuoi d’acqua
che ho incontrato
tante volte nello specchio
cercando i miei…
ed esplode in un gemito
l’amore.
Scritto da: 2tonidiblu57 alle ore 20:54 | link | commenti (5) | categoria: poesia
sabato, 03 maggio 2008
Il ritorno delle sirene

Ripubblico questo brano perché stasera ho avuto la gradita sorpresa che è stato scelto per una antologia di narrativa di prossima pubblicazione

Mi piace, ogni anno, fare un giro sulla vecchie barca di don Ciccio, barcaiolo senza età.
Pare che mi aspetti puntuale nel piccolo porto per raccontarmi, durante la gita intorno all’isola, qualche nuova ed incredibile storia che ascolto sempre senza saperne dare una giusta spiegazione o trarne un logico perché.
Mi piacciono le fantasticherie e l’abbandono delle vacanze mi aiuta ad accettare tutto, anche l’irragionevole, mi consente di ascoltare le storie di Ciccio e dargli la certezza di credergli.
Non ha esitazioni nel confidarmi i suoi sfoghi al ritmo del motore della vecchia barca, colma, però, di un fascino misterioso.
Sono tornato quindi sull’isola facendomi trasportare per la strada sinuosa che la fascia come una cintura di seta, ad ogni passo mi entra nel sangue e mi appartiene sempre di più.
Eccolo lì l’albero dondolante del barcone con don Ciccio a bordo che non sta mai fermo e borbotta chissà cosa. Vive sul mare, nato sul mare da padre e nonno pescatori e del mare ne ha fatto un amico sicuro e fedele, quasi dimenticando la famiglia che gli pesa come un macigno sulle spalle.
Lo saluto dalla spiaggia, mi risponde alzando il braccio e accosta.
Poche parole ed il motore è avviato.
Al largo ci sono dei pescherecci, tirano le reti mentre sfrecciano inesorabili motoscafi veloci.
Negli occhi di Ciccio un lampo d’odio.
“Tutto hanno distrutto” dice parlando a sé stesso.
“Ecco perché sono andate via le sirene” continua.
“Le sirene?” chiedo sbalordito e fingendo stupore.
“Si, le sirene. Le sirene dell’isola ci sono state, cantavano per i pescatori ed i marinai, e soprattutto, per la gente buona e gli innamorati felici e solitari.”
“Poi?” chiedo.
“E poi… tutto è cambiato. I giovani sembrano pazzi, gridano, cantano brutte canzoni. I motoscafi non danno pace, l’acqua è inquinata e così… addio sirene. Hanno deciso di non farsi più vedere.” Disse Ciccio con voce bassa e sconsolata.
Dopo un lungo silenzio aggiunse: “Ma una volta…”
“Cosa è successo una volta?” chiedo.
“Portai in barca, su questa barca, un turista francese che viaggiava da solo. Tratti da signore, capelli bianchi. Mentre andavamo per mare mi raccontò della sua donna cresciuta in Normandia con lui. Si erano conosciuti da bambini, si incontravano sulla spiaggia. Raccoglievano frutti di mare e conchiglie e andavano sempre in barca. Poi la guerra. I tedeschi invasero la Francia e lui partì militare. Fatto prigioniero e portato in Germania.
Sophie, la sua fidanzata lo attese per anni.
Ci fu l’invasione, i bombardamenti, la casa di Sophie fu distrutta e lei morì.
A fine guerra lui, liberato, tornò al suo paese sul mare. Del paese più nulla, anche la spiaggia era distrutta e abbandonata.
Così, ogni anno, se ne andava in giro per il mondo e quando vedeva il mare era sempre spinto a fare una passeggiata in barca, sentendosi così vicino a lei come una volta.
Ebbene lo sa cosa è successo?”
“Cosa?” chiedo rapito dal racconto e curioso.
“Si era fatto quasi notte e mentre tornavamo nel porto sentii sotto agli scogli un canto dolce e misterioso…”
“Le sirene?” chiesi.
“Certamente le sirene. Vidi delle piccole luci d’argento sull’acqua. Che spettacolo! Così dissi al forestiero che aveva compiuto un miracolo. Con il suo sentimento aveva riacceso l’incantesimo e le sirene erano tornate all’isola.”
“Cosa è successo dopo?” chiedo quasi con timore.
Don Ciccio rimase in silenzio con gli occhi che guardavano l’orizzonte.
Soggiogato dall’atmosfera attendevo paziente. Sapevo la risposta, ma volevo sentirla da lui.
Il vecchio pescatore riprese a parlare: “Ascoltavamo in silenzio quel dolce canto. Era notte ormai. Il vento era calato. La luna piena illuminava la superficie dell’acqua. Passa il tempo. Da lontano, ad est, si inizia a vedere il chiarore rosato del nuovo giorno. Il forestiero si lasciò scivolare in acqua.”
“Non ha cercato di fermarlo?”
Don Ciccio sorrise e disse: “L’ho visto felice. Non era spaventato. Si è allontanato abbracciato ad una figura di donna bellissima, uguale alla descrizione che mi aveva fatto di Sophie. Si vedeva il luccichio della coda pinnata. L’amore per il mare l’aveva trasformata in sirena ed ora che aveva ritrovato il suo uomo nessuno poteva più dividerli.”
Chiusi gli occhi e mi sembrò di sentire un mormorio sommesso.
Era come un canto indistinto di voci femminili che veniva dal mare.
Lontano eppure così vicino, si mischiava allo sciacquio delle onde. In un mare pieno di misterioso e segreto incantesimo.

Scritto da: 2tonidiblu57 alle ore 21:23 | link | commenti (7) | categoria: racconti
Chi Sono
Blogger: 2tonidiblu57
Nome: maryann
Io sono l’anguria spaccata che illividisce, il tamburo a sonagli pulsato dalla mano invisibile del Tempo, la follia errante dei si e dei no, la carne e il pensiero, la dimenticanza e il ricordo, la terra e l’etere. Io sono lo stanco sospiro del dio smarritosi nell’intrico della natura, barlume onirico, a volte realistica tela di vita. Io sono lo spirito verde della natura, il dubbio dell’essenza, il mesto attimo della comprensione umana. Io sono il vento vuoto e ricco, il grido del bambino nel primo mattino, l’uccello sempre in volo e sempre attaccato alla terra. Io sono il blu ubriaco di calore estivo, che ha perso ogni speranza di diventar rosso, il verme che nuota nell’atonìa melmosa di questo mondo che vive e muore. Io sono solamente una donna.

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