Onda...
Si muove il mare
e sponda bacia sponda
lasciando i tuoi pensieri
liberi di andare,
portati a spalla
come un sacco pieno
di cianfrusaglie
che odorano di vino,
che sanno di risate
di lacrime roventi
e di stagioni andate.
Li senti
gli anni, i giorni
i passi dietro i passi
inanellati in circolo
gli alti e dopo i bassi
e ancora giù sul fondo
a guardare il mondo
con gli occhi chiusi
e a riderne,
che è meglio.
Ti usi.
Ti apri a ventaglio
come la coda del pavone
ma solo per nascondere
uno sbaglio,
l'ultimo,
del quale non capisci
la ragione
e sei di nuovo lì
a morderti le mani;
vorresti andare
e invece poi rimani
a tormentare i sensi
a chiuderli in prigione,
ad imbrogliare il cuore
con una spiegazione
che non spiega niente.
E ti ritorno in mente.
E mi ritorni in mente...
Facce di gente,
confusa ad altra gente
che prima no, non pensa
e dopo si pente,
si sente
un secchio bucato
un vestito smesso
un cencio rattoppato,
ottima merce
alla fiera dell'usato.
Olio bollente
brucia sulle ferite
ma è già meglio di niente,
meglio di un fare
finto ed indifferente,
d'una risata ipocrita
d'un gesto insofferente,
meglio di quella solita
battuta deficiente
le mie parole.

