Vorrei parlarti stanotte
mentre il vento
manda pioggia sottile,
mentre il cielo
si fa scuro
e cancella la luce.
Vorrei che quest’anno
si fermasse
conservando
solo purezza.
Vorrei che un orologio
con un cuore di metallo
modellasse il suo essere
sulle note
di questa musica
per non seguire più
tempi vuoti
e corresse
inseguendo
altri mari
con altre vele
Onda...
Si muove il mare
e sponda bacia sponda
lasciando i tuoi pensieri
liberi di andare,
portati a spalla
come un sacco pieno
di cianfrusaglie
che odorano di vino,
che sanno di risate
di lacrime roventi
e di stagioni andate.
Li senti
gli anni, i giorni
i passi dietro i passi
inanellati in circolo
gli alti e dopo i bassi
e ancora giù sul fondo
a guardare il mondo
con gli occhi chiusi
e a riderne,
che è meglio.
Ti usi.
Ti apri a ventaglio
come la coda del pavone
ma solo per nascondere
uno sbaglio,
l'ultimo,
del quale non capisci
la ragione
e sei di nuovo lì
a morderti le mani;
vorresti andare
e invece poi rimani
a tormentare i sensi
a chiuderli in prigione,
ad imbrogliare il cuore
con una spiegazione
che non spiega niente.
E ti ritorno in mente.
E mi ritorni in mente...
Facce di gente,
confusa ad altra gente
che prima no, non pensa
e dopo si pente,
si sente
un secchio bucato
un vestito smesso
un cencio rattoppato,
ottima merce
alla fiera dell'usato.
Olio bollente
brucia sulle ferite
ma è già meglio di niente,
meglio di un fare
finto ed indifferente,
d'una risata ipocrita
d'un gesto insofferente,
meglio di quella solita
battuta deficiente
le mie parole.
La Malinconia,
questa dama dal volto
intensamente bello e triste
(oh, quanta sfumata mestizia
nei suoi occhi cerulei)
eccola riapparire e circondarmi
di fascinoso languore;
le sue braccia
grondanti tenui melodie giallo-arancio
cullano sogni e ricordi
in azzurre dimensioni silenziose
e lontane.
E non mi accorgo di essere
una acrobata
che cammina bendata
sul filo teso
senza protezione di rete.
Fasciata di gelida eternità,
non ho voglia di abbandonarmi
al tiepido calore della vita.
Maturo inverno,
come cade la neve
sulle tue braccia.
Il tronco roso dal fuoco del caminetto
già da tempo ha detto addio alla vita.
Anche la campana,
rauca,
piange, investita
dal gelo.
Il falco
alto
in croce.
La tua croce,
moribondo inverno.
Il mestiere di noi 'scribacchini' non è sempre facile, a volte, il più delle volte, buttiamo giù le cose che sentiamo, ma non sempre, quasi mai, ne siamo soddisfatti.
Poi ti arriva una analisi di una propria poesia, da parte di una persona amante della poesia, che nel tuo testo è riuscita ad andare oltre le parole scritte ed allora ti riconcilii con le tue stesse parole. Le parole all'improvviso smettono di litigare fra di loro e finalmente le vedi e sai che quello che hai scritto era proprio così che andava scritto.
Grazie a Rossana Carturan
Analisi
Potrebbe essere una canzone, una nenia di altri tempi. Inclinata e seducente.
Una lirica dall'accento deliziosamente capriccioso; righe che danzano sull' ansia altalenante della vita. Un'introspezione a fare i conti con le innumerevoli sfumature, un girotondo dove la vertigine dell'affanno non trova il suo ordine lasciando aperta forse la speranza, forse l' incertezza.
Bella e dolente, la poesia, in un ricamo perfetto, si inserisce nel tessuto dell'inquieto vivere affinando con plasticità paure e dubbi.
L'autrice, nel verso stretto, abbraccia il vortice smanioso dell' impazienza, giocando tra rime ed anafore, in una simmetria interessante, lasciando il lettore con il desiderio di sapere se mai si raggiungerà l'equilibrio.
Perché è questo il punto che la poesia e l'autrice desiderano avere e corrompere: L'equilibrio, che conferma giustezza di vivere, corrispondenza d'emozioni, sregolatezza e passione a sollevare la solitudine, sfrontatezza e curiosità a divorare apatia e malvivere .
Il passato che si presenta statico e poco propiziatorio non garantisce una solida continuità, non è un passaporto sicuro per il futuro, ed ecco perché è necessario trovare la propria collocazione, perché non si arrivi ad essere sbranati dal proprio intollerante e fanatico pessimismo.
Splendida.
Grazie ancora, Maryann
http://www.apostrofo.com/phpBB2/viewtopic.php?t=53913
Trova una chiave.
Trova una soluzione
- una qualunque -
Apri una porta
apri un portone
apri almeno una finestra
e cambia aria.
La mia tristezza
vestita a festa
sa di arancia candita
sa di frutta proibita
... sa di poco
se ci pensi...
Così gioco
e stringo i denti
stringo i ricordi al cuore
e lascio scorrere
le mie ore
lente o veloci - che importa -
singhiozzando filastrocche
a due voci
a tre, a quattro voci,
senza voce,
a mille luci
e ombre
e ombrelli
per ripararmi il cuore
ed i capelli
dai ricordi troppo brutti
dai ricordi troppo belli,
sempre quelli...
Apro i cancelli,
li chiudo, li accosto
mi sposto,
mi chiedo - ancora adesso -
qual è il mio posto.
questo piccolo pezzo di me sarà su una antologia di prossima pubblicazione
Quest'ora
che la pioggia consuma
silenziosa
sulla linea fredda
azzurra d'orizzonte
può donarmi
un anelito di pace.
E sembrano diversi
i rami spogli
tesi verso il cielo
nudi rifugi
nell'aria pulita.
Il vento stesso
padrone delle cime
non bufera
non più urlo spaventoso
eleva un canto
e m'accompagna
guida
per le strade sconosciute
della mente.
E capisco
che posso recuperare
la vita
come si coglie
una primula precoce
in un largo di sole
medaglia inconsapevole
sull'edera.
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